Chi sono
"Ridare alla pittura che ritrae la montagna un'autentica verginità di sguardo è quanto si propone Federico Canobbio-Codelli. E lo fa scegliendo l'ispirazione in una tradizione lontanissima, nell'antica pittura cinese, guardandola senza esotismi né calligrafie, ma cogliendone la struttura mentale.(...) Egli riscopre nell' aristocratica pittura del tempo dei Song meridionali, nel XII secolo della nostra era, un'attenzione da geologo, un'ammirazione per la durezza della montagna e per l'assalto cui la sottopone il ricorrere delle stagioni. (...) I crepacci del Bernina si fanno ondulazioni, trecce, grovigli complessi nei quali lo sguardo si perde fantasticando. Vi è una drammatica spettacolarità in queste sue vedute, per i cui modelli non dobbiamo andare troppo lontano. è stato infatti Giovanni Giacometti a introdurre nei monti dell'Engadina e della Bregaglia un colore esuberante su due dimensioni. È appunto la bidimensionalità del colore che consente a Federico Canobbio-Codelli un gesto ampio e generoso e incoraggia l'uscita dall' esattezza topografica così come dall'immediatezza emotiva. David Hockney, il pittore inglese appassionato di pittura cinese, disegnatore ineguagliato, è forse nel mondo contemporaneo il maestro a lui più affine".
Carlo Bertelli
"La verifica dell'ignoto, antico dilemma faustiano. L'esploratore, si sa, cerca di andare oltre i confini del mondo conosciuto, di saggiare la consistenza di un suolo che gli sfugge, di guadagnare spazio ai sogni come se fossero realtà acquisite. Spesso finisce per rientrare in se stesso, per rovesciare il proprio intimo nelle cose che vede e tocca. Non occorre essere astronauti, conquistare la Luna e andare oltre; la Terra è antica, carica di tracce del tempo, ha il potere di darti la sensazione di un'eternità che l'essere umano non riesce nemmeno ad immaginare.
Federico Canobbio Codelli è un viaggiatore che ha un'estrema coscienza di percepire l'immobilità delle cose che vengono da lontano soltanto quando riesce a fermare il tempo, in un'atmosfera rarefatta dove regna il silenzio. Per questo predilige i luoghi dove l'uomo passa di rado e non lascia orme, segni del suo transito. I ghiacciai e i boschi della sua amata Engadina più di frequente, ma con la stessa fermezza di sguardo luoghi davvero fuori dai percorsi turistici, dalla patagonia allo Sri Lanka, a certe zone deserte dell'Australia, alle immensità degli oceani. Le vette eccelse, gli abissi marini. Le sue matite, i pastelli, le tempere si fondono in tecniche miste che sanno dare l'impressione anche della liquidità o della pastosità terrigena quando serve il richiamarle sulla carta. In talune occasioni dimostrative rinuncia ai colori e si affida a punte affilate di matita che si muovono agilmente come bulini su lastre di metallo. Oppure si lascia suggestionare dalla complessità di certi angoli dove la natura si è raggrumata in mille risvolti, scolpendo forme vive, scatenando rivoli di luce i scavando ombre: ed allora le superfici a pastello fingono volumi, gonfiano cavità, sembrano dipinti a pennellate. Queste opere non sono illustrazioni, rappresentazioni più o meno fedeli di paesaggi. Sono oasi di pace interiore, inviti alla sosta meditativa, incontri con un universo che si palesa come un Tutto che ci avvolge e condiziona il nostro destino. Tanto da trasformare l'ammirata cognizione di tanta grandezza in una tacita preghiera."
Alberto Longatti
"È forse questa l'esperienza che noi percepiamo nei quadri di Federico Canobbio-Codelli e che lo induce a dedicarsi alle montagne: voler accettare la sfida di avvicinarsi a ciò che è ignoto ma che crediamo di conoscere; scoprire l'aura delle montagne"
Chasper Pult
FEDERICO CANOBBIO-CODELLI, nato nel 1947, si è laureato in filosofia ed è stato dirigente editoriale, per poi diventare direttore del Centro di Cultura Scientifica "Alessandro Volta" a Como e occuparsi, in seguito, delle Relazione internazionali per il Politecnico di Milano.
Nel tempo libero esplora diverse tecniche di disegno e pittura. A partire dal 1990 dipinge vedute di grande formato dall'Engadina e di altre regioni remote del mondo (Patagonia, Nuova Zelanda, Tibet), esposte in diverse occasioni in Svizzera e in Italia. Un'ampia scelta delle sue opere è pubblicata in: Carlo Bertelli, Chasper Pult, L'Engadina nelle vedute di Federico Canobbio-Codelli, Valentina Edizioni, Milano, 2005.